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Pezzotta Giovanni

Albino, BG, 1838 - Bergamo, 1911

"Amore fraterno"

Olio su tela, cm 51.5x64.5
Firmato al centro a destra: “G. Pezzotta”.

La presenza, nella letteratura coeva e postuma, di numerosi “Lazzaro Pasini” che non trovano particolare interesse per Giovanni Pezzotta, salvo sporadici casi, dimostra quanto superficiale sia stata la critica provinciale e purtroppo quanto lo sia tuttora proprio per un evidente mancanza da parte di tutti questi pseudo-studiosi, di una precisa volontà ad affinare ed integrare i loro metodi di ricerca basati in modo troppo unilaterale esclusivamente sullo studio delle tecniche, dei materiali, e sul linguaggio stilistico e formale. Buona parte di questa critica, specialmente quella più recente, ha infatti ceduto alla facile tentazione di trascurare la specificità di questi artisti riducendone gli sviluppi, talvolta decisamente innovativi e comunque sempre degni di una valutazione autonoma, ad una stanca imitazione dei contemporanei artisti francesi: molto più noti, oltre alla bravura, anche perché sostenuti da una critica nazionale molto più incline all’esaltazione che alla denigrazione e oltretutto supportata da una ben più intelligente gestione di mercato. Il quadro in questione, Amore fraterno, dove la posa dei ragazzi suggerisce una resa impressionistica dell’attimo fuggente: il tenero accostarsi del bimbo verso la sorella ci riporta all’istantanea fotografica cioè al movimento fermato nella sua trascrizione visiva che inequivocabilmente si fa simbolo dell’affiatamento dei due protagonisti mirabilmente colti dall’osservatore. La composizione è di sorprendente efficacia nel sottolineare una certa insofferenza alla posa dei due giovani che con una certa maliziosità sembrano irridere all’ufficialità del ritratto; proprio ad evocare con forza l’impulso vitale dell’infanzia e la gioia di vivere che non viene spenta da alcuna convenzione sociale. Il dipinto certamente realizzato dal vero, data l’immediatezza del tratto e il suo scarso grado di finitezza, si incentra tutto nell’espressione dei due bimbi. La pennellata rapida e sfumata: che ombreggia gli sguardi, increspa le vesti e con sprazzi di luce illumina la scena, conferma una chiara influenza della scapigliatura milanese che tanto ha avuto peso in molta parte dell’opera di Pezzotta. L’esecuzione del dipinto che risente ancora, nel disegno compiuto dei volti, dello stile ritrattistico tradizionale, si colloca con ogni probabilità tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. E. Motta

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