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Pratella Attilio

Lugo di Romagna, RA, 1856 - Napoli, 1949

"Capri"

Olio su tavola, cm 38.5x23
Firmato in basso a sinistra: "Pratella".

Senza scomodare nuove fantasie critiche, risulta più che sufficiente raccogliere il pensiero di alcuni storici di chiaro e illuminato stampo partenopeo, per ben capire l’arte di Attilio Pratella, infatti, è proprio dalle attente e meravigliate osservazioni di Rosario Caputo che nell’opera di questo grande maestro, romagnolo di nascita ma napoletano a tutti gli effetti va ad evidenziarsi una magistrale e convinta assenza di ogni “compiacimento pittoresco”, che troppo spesso risultava immalinconire buona parte della pittura napoletana della seconda metà dell’Ottocento. Anche Alfredo Schettini, forse il più attento e preparato fra i critici partenopei, asseriva con assoluta convinzione come nei suoi panorami, Pratella riuscisse addirittura a fissare un preciso registro atmosferico che il critico andava definendo “barometrico”, tanto trovava “precisi”: la leggera bruma delle prime ore del giorno, la cruda luce di mezzogiorno, o gli ultimi sfavilli del sole al crepuscolo. Su questa peculiarità del nostro artista, anche Carlo Siviero volle dire la sua: ”....osservate i cieli di Pratella: sono cieli napoletani. I pittori di paesaggio spesso ignorano i movimenti delle nubi, perchè non conoscono come i diversi venti le producano, le modellino e a loro imprimano moto negli spazi celesti. Capita di vedere un mare mosso dal vento di tramontana, denso di azzurri di smeraldi e violetti, sotto un cielo nuvoloso di scirocco. Pratella, questo grossolano errore non lo ha mai commesso, egli è veramente magistrale nella resa delle sue arie: serene o tempestose. Una nuvola non è una pennellata qualunque, una nuvola ha la sua struttura, la sua illuminazione, la sua modellazione, il suo preciso posto fra i valori pittorici nel totale d’un quadro...”. Infatti, sempre dalle parole di Rosario Caputo, “...le sue composizioni erano per occhi non abbagliati da quella pittura ideata e costruita con gli ammiccamenti e le furbizie da commerciante. L’impasto dei colori di Pratella si modellava su una scala di pochi ma essenziali colori tonali che conferivano al fare del pittore una verve e una sontuosità coloristica analoga ad un classico paesaggista veneto...”; “...il tono a volte pastoso non è mai uguale ad altre combinazioni di trasparenza e opacità, perchè è sempre diversa la densità della materia, la mescola della colorazione,e perfino la frequenza delle tonalità grigie che rimangono il vero marchio di fabbrica della pittura pratelliana...”. E. Motta

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