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Quarti Marchiò Ernesto

Bergamo, 1907 - Bergamo, 1982

"Il mendicante arabo"

Olio su tela, cm 77x54
Firmato e datato in basso a destra: “E. Quarti, ‘934”.
Datato: 1934

L’aspetto che più colpisce dell’“iter” di questo eccezionale artista operante nella prima metà del Novecento, è quella di una sorprendente precocità foriera di grandi affermazioni già in età giovanile. Il suo talento, infatti, fu quello di assimilare con estrema immediatezza le lezioni di una scuola illustre che a Bergamo, attraverso Ponziano Loverini, aveva proseguito la grande lezione di Cesare Tallone. Non solo, ma di aver continuato, in seguito, ad apprezzare il clima ed i modi della Scapigliatura e poi la lezione di Ambrogio Alciati, quando quest’ultimo, sostituì Cesare Tallone alla direzione della Cattedra di Figura presso l’Accademia di Brera. Il suo fu un verismo essenziale e allo stesso tempo profondo, dunque molto più psicologico che descrittivo, tanto da essere matericamente goduto proprio attraverso l’agglomerarsi con il conseguente impastarsi di emozionanti colori, nonché da un senso profondo della luce, quale fonte vitale dell’immagine. Quarti, come pochi, saprà rappresentare le tematiche orientali con estrema parsimonia di elementi, caratterizzati attraverso forti colori, quelli capaci di grandi sollecitazioni nei confronti di chi sa veramente osservare, per poi coglierne in modo magistrale l’impressione. Come ben scrisse Rossana Bossaglia: “…in tutto questo incrociarsi di sollecitazioni, subentra un elemento speciale che caratterizzerà per sempre la pittura di Ernesto Quarti, e costituirà l’aspetto singolare della sua specificità: il rapporto con l’Africa”. Infatti, sedotto dalla luce d’oriente come molti degli artisti nel corso dell’Ottocento e del primo Novecento, egli riesce magistralmente, a mescolare l’esotismo con l’ideologia e la passione colonialista. Nel 1927 Quarti, coll’amico pittore Romualdo Locatelli, arriva a Gabès in Tunisia e dopo quel primo viaggio tornerà in terra nord africana molte volte con lunghe soste. Da qui cominciò tutta una serie di successi dovuti in gran parte alla produzione orientalista, culminati nel 1934 con l’acclamata mostra personale presso lo Studio Jandolo in Roma, e poi con l’acquisto delle due opere esposte alla II Mostra d’Arte Coloniale a Napoli da parte di Gaetano Marzotto. Tutto ciò permise a Quarti Marchiò di essere considerato uno degli artisti italiani di spicco nella produzione di questo genere di pittura definita: orientalista. Infatti egli seppe trovare nei colori d’Africa, quell’ambiente necessario per l’esaltazione del suo temperamento pittorico, potente e istintivo. Quarti in ogni visione del nord Africa seppe comprendere il fascino festoso del colorismo degli abiti e persino degli atteggiamenti di tutta quanta la popolazione araba, presi attraverso il pittoresco folclore dei loro caffé e degli affollati mercati. Con questo animo seppe dunque penetrare alla perfezione in quell’ambiente, dipingendo numerose opere, alcune delle quali di grandi dimensioni e di sorprendente bellezza scenica. L’amore per l’Africa gli restò fino all’ultima sua produzione, ma è in opere dell’epoca di questo: Il mendicante arabo, che Quarti trovò la sua migliore stagione di pittore orientalista, poiché, proprio in quest’epoca, all’immediatezza della ripresa, egli riuscì ad unire, attraverso adeguati contrasti, le luci accecanti di quei territori bruciati dal sole, con il senso coloristico della rappresentazione. E. Motta Un particolare e grato ricordo alla preziosa ed indispensabile collaborazione di Ferdinando Rea, attento e preparato storico della pittura bergamasca dell’800.

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