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Trezzini Angelo

Milano, 1827 - Milano, 1904

"L'attesa"

Olio su tela, cm 64x56
Firmato in basso a destra: "A. Trezzini".

Scrivendo nel 1861 della pittura di genere in area milanese Filippo Filippi osservava che “Quanto a stile e ad esecuzione” questa “o è cattiva e non ha nessun carattere o è buona e ha il carattere indunesco così pronunciato da credere che in tutti i quadri, nonché l’imitazione dell’allievo, vi sia l’ispirazione e la mano stessa del maestro. E siccome gli Induno”, egli proseguiva, “sebbene grandi ambedue nel loro genere, non hanno la prerogativa della varietà, accade che in tutti i dipinti dei loro allievi si trovino i motivi caratteristici della loro pittura”: il che vale soprattutto per Angelo Trezzini, che di Domenico Induno era anche cognato e che fin dagli anni Cinquanta aveva cominciato a seguire con una dipendenza molto stretta i modi induniani. Fin da allora Trezzini si era rivelato uno degli esponenti più preparati nel campo della pittura di genere che egli trattò ricorrendo ad un facile e cattivante linguaggio realistico, ritenuto dal pittore come il più idoneo per narrare episodi oscillanti fra il racconto delle vicende risorgimentali e temi connessi alla realtà quotidiana. Come in Domenico Induno anche in Trezzini la storia diventa sofferta vicenda personale rivissuta in chiave di sentimento, con la conseguente trasfigurazione dell’evento in una nota di sentita commozione. Emblematico in tal senso il dipinto L’attesa, dove a fare da protagonista è una giovane donna; un soggetto emotivamente intenso, che il paesaggio spoglio accentua ulteriormente declinando, come appunto in certa pittura di genere degli Induno, un evento drammatico in una rievocazione sentimentale che diventa malinconica e sofferta elegia. E. Motta

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