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Tominetti Achille

Milano, 1848 - Miazzina, VB, 1917

"Nel bosco"

Olio su tela, cm 53.5x76.5
Firmato in basso a destra: "A. Tominetti".

Ultimati gli studi presso l’Accademia di Brera, dove con Eugenio Gignous e Luigi Rossi aveva frequentato la Scuola di Paesaggio diretta da Luigi Riccardi (1865-69), e dopo un breve apprendistato presso l’incisore Folatti, nel 1871 si trasferì definitivamente a Miazzina, sul Lago Maggiore, dove alternò il lavoro al cavalletto a quello della cura dei campi. L’incontro con Vittore Grubicy nel 1887 ed il suo coinvolgimento nell’attività della galleria dei fratelli Alberto e Vittore Grubicy, oltre alla conseguente conoscenza di Giovanni Segantini e degli altri pittori della “scuderia”, senza convertirlo definitivamente, lo portarono a scelte molto vicine al divisionismo, che gli permisero di meglio esprimere e di sfruttare costruttivamente gli effetti di luce dei suoi prediletti paesaggi del Verbano. La più appropriata definizione che si possa fornire di Achille Tominetti è che egli fu un naturalista convinto coerente, sempre orientato verso una rappresentazione della realtà obiettiva, che poco concedeva all’espressione di un mondo interiore. Non era particolarmente toccato da problemi ideologici o filosofici, e di conseguenza, proprio in qualità di naturalista puro, cercò sempre la condizione ideale per rappresentare la realtà: ragione del suo largo successo. Questa interessantissima opera rappresenta un luogo, Miazzina, che ha conosciuto numerose interpretazioni da parte del nostro artista, soprannominato dal grande mercante Alberto Grubicy, proprio per fini commerciali, “pittore contadino”. In questa composizione, che può essere riferita agli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo, riscontriamo che la pittura di Tominetti perde gradatamente anche gli ultimi lontani stilemi di impronta verista, che ne avevano caratterizzato gli esordi, per assumere come proprio il linguaggio più corrente del naturalismo lombardo; si distingue per la particolare freschezza cromatica e per il senso di verità naturalistica, restituito con efficacia singolare dalla resa del primo piano ravvicinato. E alla pittura di Eugenio Gignous e di Leonardo Bazzaro si avvicinano esiti simili al nostro, fatta salva la estrema e consueta sensibilità dell’artista per la natura della sua terra, espressa in alcuni dettagli del contesto paesaggistico. E. Motta

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