Chiudi
Mappa
Immagine principale Zoom

Santoro Rubens

Mongrassano, CS, 1859 - Napoli, 1941

"Palazzo Soranzo Van Axel, Venezia"

Olio su tavola, cm 33.3x23.7
Firmato in basso a sinistra: "Rubens Santoro".

Proveniente da una famiglia di artisti e letterati fece il suo esordio presso la Mostra del 1874 alla Promotrice Salvator Rosa di Napoli, presentandosi, tra l’altro, come il più giovane espositore. Già nel 1877 è presente presso l’Esposizione Nazionale di Napoli, e nel 1878 a quella Universale di Parigi. Fondamentale nella sua arte è la conoscenza, ed in seguito l’amicizia, con Mariano Fortuny, cominciata in quel di Portici fin dal 1874. Infatti, il grande maestro spagnolo, che subito ne aveva apprezzato il talento, influenzò non poco l’iniziale fisionomia paesistica di Santoro, assolutamente dominata da una visione robusta e plastica del vero, ma che ben presto andò gradualmente ingentilendo il carattere delle sue interpretazioni, in modo tale che le sue vedute, pur prendendo un aspetto meno impegnato, divennero particolarmente attraenti, proprio perché dotate di motivi dall’aspetto più solare e brioso. La solida tecnica iniziale si era dunque stemperata in finezze e vivacità di tocco, in un contrasto di pittura assolutamente più ariosa, brillante e precisa nella sua verità di aspetti. Una pittura di tal fatta non poteva sfuggire al prestigioso mercante francese Goupill, amico fraterno di Fortuny, che in quegli anni aveva attirato nella sua orbita commerciale tutta quanta quella scuola vicina al maestro spagnolo. Infatti, da allora, Santoro fu sempre presente alle più importanti esposizioni nazionali ed estere. Ma è nel 1884, in occasione del suo viaggio a Venezia, stimolato anche dall’apertura di un atelier da parte di Cecilia de Madrazo, vedova Fortuny, che l’amore di Rubens Santoro, per la città lagunare, diventa un vero e proprio fascino, da sovrapporre all’incantesimo del paesaggio partenopeo. Le gentili e luminosissime immagini pittoriche di Venezia, come appunto possiamo notare nel nostro dipinto, nascono da un’osservazione calcolata, che sa fondere e armonizzare ogni particolare, secondo le più classiche delle esigenze tonali, tanto da conferire, a questa stupenda città lagunare, immagini penetranti, praticamente di sogno. Le acque dei suoi canali appaiono pervase di sottile poesia, con le sue vibrazioni lente ed insinuanti rotte dai riflessi di palazzi incantati, sotto cieli luminosi e tersi o nella soffusa afa roseo-azzurrina. Furono proprio questi dipinti a procurargli una grande notorietà in Inghilterra, dove la passione per Venezia risultò e risulta ancor oggi, viva e sentita in quel popolo, che aveva cominciato a conoscerla ed ammirarla già attraverso i suoi pittori del Sei-Settecento. Questo piccolo ma eccezionale dipinto, colto dal cospicuo capitolo di opere che Santoro dedica alla sua “seconda patria”, riesce a rendere oltremodo interessante il clima della città Serenissima, grazie ad una moderna espressione che richiama da vicino la cosiddetta “Neo-Venetian School”, magistralmente trasposta proprio attraverso una serie di impressioni che sanno tratteggiare le varie fisionomie dei suoi abitanti, dei suoi profili paesistici e dei ritmi di vita di una realtà assolutamente “moderna e quotidiana”. Seppur gradevole, la presenza presso gli ampi spazi degli affollati canali, diventa però alquanto difficile proprio a causa di una chiara avversione artistica nei confronti dei grandi e moderni vaporetti: “… rei di imprimere un tale movimento all’acqua che diventa praticamente impossibile lavorare…”, tanto da convincere Santoro, proprio come nel nostro caso, a rifugiarsi nell’intimità dei canali più piccoli, quelli che un amante fedele, di questa meravigliosa città, sa sempre trovare per confermarle il suo vero amore. E. Motta

Resta sempre aggiornato sulle novità e curiosità della galleria