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Mentessi Giuseppe

Ferrara, 1857 - Milano, 1931

"Piazza San Marco, Venezia"

Olio su cartone, cm 40x50.5
Firmato in basso a sinistra: "G. Mentessi".

Non diversamente dai grandi naturalisti come Filippo Carcano ed Eugenio Gignous, anche Mentessi aveva sviluppato la consapevolezza che la resa del vero in pittura, verso la fine del secolo XIX, non poteva limitarsi alla precisione descrittiva, come nella veduta di gusto settecentesco e nelle più recenti rappresentazioni fotografiche, ma doveva ormai riuscire a trasmettere l’impronta della percezione soggettiva soprattutto attraverso lo studio e l’interpretazione della luce. Siamo agli inizi degli anni Ottanta, ossia nel periodo in cui i tre autori sopra ricordati sono assidui frequentatori di Venezia e della sua laguna unitamente ad altri grandi pittori lombardi, per origine o per adozione, quali Filippini, Bezzi ed altri ancora, tutti estremamente interessati a tradurre nella loro pittura la cifra dominante della massima intensità della luce, e dei correlativi contrasti chiaroscurali, con l’esclusivo strumento del colore. Proprio l’assoluto protagonismo della luce nella rappresentazione della realtà porta in quegli anni a compimento il progressivo distacco dal descrittivismo oggettivo di Lelli e Fasanotti che approda ad una più complessa concezione del naturalismo, strettamente collegata alle potenzialità espressive del colore. All’interno di questo orientamento generale Mentessi occupa un posto di rilievo per l’originalità del suo stile, morbido e delicato, nel quale trasfigura magistralmente, in modo solo apparentemente compendiario, tutto ciò che indaga. Questa capacità di elaborazione del dato oggettivo, grazie alla quale il pittore traduce in termini di squisita interpretazione personale la luce del vero, è uno degli aspetti più qualificanti della personalità di Mentessi. La nostra opera sintetizza esemplarmente le pluralità delle ricerche e delle sperimentazioni compiute da Mentessi nell’arco della sua attività artistica di fine Ottocento. Siamo alle porte del divisionismo che troverà una delle sue più importanti motivazioni nel forte potenziamento degli effetti di luce. Anche in questo dipinto, come nelle più tarde opere divise, risulta essenziale la differenza tra l’osservazione ravvicinata dell’opera e la contemplazione a maggiore distanza secondo le leggi naturali della visione oculare: “da vicino vedi pennellate larghe, vive, parallele fra loro, che occupano tutti i piani della veduta, ti arretri di due passi e scorgi meravigliato una perfetta visione di incanto”. E. Motta

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