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Conconi Luigi

Milano, 1852 - Milano, 1917

"Sete di sapienza"

Tempera su cartone, cm 47x22
Firmato e datato in basso a destra: "L. Conconi, '87"
Datato: 1887

Luigi Conconi nacque a Milano il 30 Maggio 1852. Si iscrisse molto giovane all’Accademia di Brera dove frequentò i corsi di architettura per poi dedicarsi all’incisione e alla pittura. La sua formazione artistica deve molto alla frequentazione del mondo della scapigliatura lombarda e in particolare a quella dei suoi due maggiori esponenti: Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni. Successivamente, superando l’orizzonte dell’arte scapigliata, si avvicinò alle atmosfere del gusto liberty e del simbolismo di fine secolo. Dotato di una personalità originale e sempre aggiornato sull’evoluzione dell’arte europea, Conconi va considerato come uno degli artisti lombardi più colti e rappresentativi nella transizione fra la concezione ottocentesca della pittura e la modernità del Novecento. I suoi studi di architettura gli consentirono importanti affermazioni anche nel campo del disegno, dell’incisione e dell’illustrazione. Molti dei suoi dipinti sono conservati nelle più prestigiose gallerie italiane ed europee. Sete di sapienza è un interessantissimo dipinto che appartiene alla “...eccezionale galleria di sognanti figure femminili immortalate da Luigi Conconi durante tutta la sua carriera...”. Paolo Plebani, con Sergio Rebora fra i più attenti storici della pittura lombarda dell’Ottocento così si espresse per un dipinto molto simile al nostro; Plebani continua poi: “... dal punto di vista squisitamente tecnico, ancora una volta ci appare chiaro il tentativo di Conconi di rielaborare le sperimentali soluzioni scapigliate, proprio attraverso un’immagine che sappia colpire soprattutto per facilità di eloquio e per capacità comunicativa...”. Questa particolare posizione nei confronti del magistero cremoniano seppe conferire a Conconi grande originalità, tanto da portarlo progressivamente a smarcarsi dall’eredità scapigliata, senza però tradirne la tipica tendenza anti naturalista. L’elegante immagine della giovane raffigurata nel dipinto in esame, lo stesso taglio accattivante dell’impianto, come pure la posa seducente della fanciulla, tratteggiata con pochi ma sapienti tocchi di colore, mostrano inequivocabilmente l’avvenuta rielaborazione della personalità artistica di Luigi Conconi. Il nostro, infatti, si rivela come un soggetto di chiara derivazione scapigliata, che però viene personificato attraverso una rappresentazione squisitamente languida e sentimentale della femminilità, che ne testimonia una chiara autonomia stilistica. Inoltre, la rappresentazione fortemente scorciata della figura conferisce all’acquarello quella robusta plasticità che prelude un certo primitivismo novecentesco. Si evidenzia, infine, che si tratta chiaramente di una giovane ragazza lombarda, dunque nel solco di quella attenzione che venne riservata da una grande schiera di pittori del secondo Ottocento lombardo proprio nei confronti del processo di emancipazione femminile, a partire dalla celebre Lettrice di Federico Faruffini del 1864. In seguito Conconi fornirà numerosi contributi di questo genere anche con la sua produzione incisoria. E. Motta

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