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Autore: Quadreria

dal 25/10/21 al 08/12/21

GRANDI MAESTRI DELL'800 LOMBARDO

Via dell'Orso 9, 20121, Milano

Nel cuore di Brera a Milano la Quadreria dell’800 inaugura il 25 Ottobre la mostra “Grandi maestri dell’800 lombardo”, omaggio agli artisti che meglio hanno rappresentato un momento chiave della storia del nostro Paese: la nuova Italia unita, ancora però fortemente connotata dalla sua secolare suddivisione politica, sociale e accademica. Il percorso della Mostra inizia temporalmente con “Agar nel deserto” di Giovanni Carnovali detto iI Piccio, classico soggetto biblico affrontato dal pittore bergamasco d’adozione, già ricco di riferimenti alla futura corrente simbolista di cui è indiscusso precursore. Parlando di ‘800 Lombardo è inevitabile soffermarsi sulla corrente del naturalismo: con l’opera “Paesaggio con torrente” Eugenio Gignous sottolinea l’amore per il Lago Maggiore e i suoi dintorni, soggetti privilegiati della sua pittura. Lo stesso autore ci offre uno splendido esempio di vedutismo attraverso la raffigurazione della “Riva degli Schiavoni” a Venezia. Nello stesso filone si inserisce l’opera del pittore bergamasco Silvio Poma con “Veduta di Menaggio”, dipinto del 1888 di grandissima qualità pittorica anche frutto degli insegnamenti del maestro Gerolamo Induno. Punto di svolta nello svolgersi del XIX secolo è, come detto, l’Unità d’Italia, momento cruciale nella politica ma anche nella pittura: in questo preciso contesto si inserisce l’opera “Allo specchio” di Domenico Induno che, abbandonate le raffigurazioni delle gesta garibaldine di cui era stato testimone, si dedica a scene di costume settecentesco, con una notevole attenzione a particolari e dettagli ispirati alla moda del tempo. Tra le opere della mostra speciale menzione spetta a “Pagliaccetto” di Cesare Tallone, eccellente maestro di figura all’Accademia di Brera (Milano) ma prima ancora direttore presso l’Accademia Carrara di Bergamo dal 1884. La tela è uno straordinario esempio di ritrattistica nonché il frutto dell’esperienza romana, maturata tra il 1880 e 1884 al fianco di artisti dal calibro di Antonio Mancini; la data 1887 ne è la prova tangibile. Approdando alla fine del secolo XIX, si fa sempre più importante la tematica della pittura sociale, che viene affrontata nella mostra attraverso l’opera di Mosè Bianchi: il maestro monzese abbandona il vedutismo classico della Venezia del ‘700, fatto di rappresentazioni patinate del Canal Grande e degli splendidi palazzi su di esso affacciati, e si fa cronista della vita del popolo che anima la più popolare città di Chioggia. Altro quadro di pittura sociale presente in Mostra è di uno dei suoi tanti allievi, anche lui di origine monzese: Eugenio Spreafico, con il suo “Ritorno dalla Messa”. Il percorso espositivo termina con due opere di Emilio Longoni, straordinario interprete di una delle correnti più importanti della pittura italiana: il divisionismo. Considerando che l’atto ufficiale che ne sancisce la nascita risale al 1891, nell’opera “Con bambina sul prato” (databile tra il 1890 e il 1892) Longoni utilizza una tecnica pittorica ancora sperimentale fatta di pennellate larghe e filamenti di colore puro. Dipinto certamente più maturo dello stesso autore è “Lago di Garda”, dove le caratteristiche più emblematiche del movimento divisionista trovano una chiara rappresentazione: colori puri applicati sulla tela a piccoli tratti che rimandano agli effetti della luce del sole e lasciano all’occhio dello spettatore la magia di ricomporli in immagine. S.M. La selezione completa dei dipinti sarà qui disponibile a partire dal 25 ottobre, giorno di inaugurazione della mostra.
Nel cuore di Brera a Milano la Quadreria dell’800 inaugura il 25 Ottobre la mostra “Grandi maestri dell’800 lombardo”, omaggio agli artisti che meglio hanno rappresentato un momento chiave della storia del nostro Paese: la nuova Italia unita, ancora però fortemente connotata dalla sua secolare suddivisione politica, sociale e accademica. Il percorso della Mostra inizia temporalmente con “Agar nel deserto” di Giovanni Carnovali detto iI Piccio, classico soggetto biblico affrontato dal pittore bergamasco d’adozione, già ricco di riferimenti alla futura corrente simbolista di cui è indiscusso precursore. Parlando di ‘800 Lombardo è inevitabile soffermarsi sulla corrente del naturalismo: con l’opera “Paesaggio con torrente” Eugenio Gignous sottolinea l’amore per il Lago Maggiore e i suoi dintorni, soggetti privilegiati della sua pittura. Lo stesso autore ci offre uno splendido esempio di vedutismo attraverso la raffigurazione della “Riva degli Schiavoni” a Venezia. Nello stesso filone si inserisce l’opera del pittore bergamasco Silvio Poma con “Veduta di Menaggio”, dipinto del 1888 di grandissima qualità pittorica anche frutto degli insegnamenti del maestro Gerolamo Induno. Punto di svolta nello svolgersi del XIX secolo è, come detto, l’Unità d’Italia, momento cruciale nella politica ma anche nella pittura: in questo preciso contesto si inserisce l’opera “Allo specchio” di Domenico Induno che, abbandonate le raffigurazioni delle gesta garibaldine di cui era stato testimone, si dedica a scene di costume settecentesco, con una notevole attenzione a particolari e dettagli ispirati alla moda del tempo. Tra le opere della mostra speciale menzione spetta a “Pagliaccetto” di Cesare Tallone, eccellente maestro di figura all’Accademia di Brera (Milano) ma prima ancora direttore presso l’Accademia Carrara di Bergamo dal 1884. La tela è uno straordinario esempio di ritrattistica nonché il frutto dell’esperienza romana, maturata tra il 1880 e 1884 al fianco di artisti dal calibro di Antonio Mancini; la data 1887 ne è la prova tangibile. Approdando alla fine del secolo XIX, si fa sempre più importante la tematica della pittura sociale, che viene affrontata nella mostra attraverso l’opera di Mosè Bianchi: il maestro monzese abbandona il vedutismo classico della Venezia del ‘700, fatto di rappresentazioni patinate del Canal Grande e degli splendidi palazzi su di esso affacciati, e si fa cronista della vita del popolo che anima la più popolare città di Chioggia. Altro quadro di pittura sociale presente in Mostra è di uno dei suoi tanti allievi, anche lui di origine monzese: Eugenio Spreafico, con il suo “Ritorno dalla Messa”. Il percorso espositivo termina con due opere di Emilio Longoni, straordinario interprete di una delle correnti più importanti della pittura italiana: il divisionismo. Considerando che l’atto ufficiale che ne sancisce la nascita risale al 1891, nell’opera “Con bambina sul prato” (databile tra il 1890 e il 1892) Longoni utilizza una tecnica pittorica ancora sperimentale fatta di pennellate larghe e filamenti di colore puro. Dipinto certamente più maturo dello stesso autore è “Lago di Garda”, dove le caratteristiche più emblematiche del movimento divisionista trovano una chiara rappresentazione: colori puri applicati sulla tela a piccoli tratti che rimandano agli effetti della luce del sole e lasciano all’occhio dello spettatore la magia di ricomporli in immagine. S.M. La selezione completa dei dipinti sarà qui disponibile a partire dal 25 ottobre, giorno di inaugurazione della mostra.

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