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Tominetti Achille

Milano, 1848 - Miazzina, VB, 1917

"Acquazzone in montagna o Temporale"

Olio su tela, cm 120x200
Firmato in basso a sinistra: "A. Tominetti".

Si tratta di Acquazzone in montagna, esposto alla Permanente di Milano nel 1895 e in seguito pubblicato, sia nel marzo del 1909 che nell’aprile del 1911, su Verbania, rivista mensile illustrata del Lago Maggiore, sotto il nuovo titolo di Temporale e di dichiarata proprietà del noto mercante Vittore Grubicy. Il dipinto ebbe grande notorietà presso il pubblico, tanto che Tominetti lo replicò più volte in formati comunque meno impegnativi rispetto al nostro. Come afferma Sergio Rebora, con la consueta e rigorosa competenza: “La composizione appare incentrata su un’intensità emotiva suscitata dal particolare effetto atmosferico dove l’intonazione cupa del cielo predomina sulla globalità dell’immagine in cui, ancora una volta, il pittore inserisce il motivo del gregge guidato da una pastorella con il rosso ombrello aperto. Quest’interpretazione soggettiva induce ad una lettura velatamente simbolica di alcuni elementi naturalistici come la segantiniana betulla contorta sulla destra e l’incombente e maestoso gruppo del Mottarone sullo sfondo”. Infatti non può risultare che esatto il richiamo a Segantini proprio per la trasfigurazione simbolistica degli elementi reali che ci rimandano al Caronte di dantesca memoria, ma con una visione che nel nostro caso risulta assai più ottimistica, chiaramente incline al pensiero generale di tutta l’arte lombarda dell’Ottocento che si era ispirata a quell’ “illuminata speranza” così ben celebrata da Alessandro Manzoni. Magistrale poi, in questo dipinto, è la resa naturalistica del classico temporale di montagna che sa essere breve e nello stesso tempo intenso: se lo si osserva con attenzione sembra trasmetterci con impressionante realismo un senso di penetrante umidità che va ad accentuare nello spettatore la speranza di un tempo che volga al bello e che già si può intravvedere al di là del lago. Altrettanto importante sembra anche la continuità con la robustezza esecutiva della tradizione naturalistica lombarda, in particolare la resa plastica dei volumi del gregge ci rinvia sicuramente ai classici esempi dei Ritorni all’ovile di Francesco Filippini. Un’altra rilevante qualità del dipinto risiede proprio nella fortunata scelta della prospettiva panoramica che riesce a unire la visione montana a quella lacustre in una forma estremamente accattivante. Infatti, nell’impianto compositivo del dipinto, la vasta piana dell’Alpe Ompio assume la funzione di uno stupefacente balcone che consente di contemplare dall’alto, in un mirabile colpo d’occhio, un paesaggio di inusitata bellezza, dove sono riconoscibili le amene località costiere dell’alto lago Maggiore quali Feriolo e Baveno, incoronate dall’imponente massiccio del Mottarone reso ancor più spettacolare, nella sua naturalistica bellezza, dalle innevate e smaglianti cime. E. Motta

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