Panerai Ruggero
Firenze, 1862 - Parigi, 1923
"Cavaliere - 18° Reggimento Cavalleggeri di Piacenza"
Olio su tela, cm 120x80
Firmato in basso a sinistra: R. Panerai.
Ruggero Panerai non assunse mai il cipiglio e non ebbe mai l’autorità di un caposcuola, in compenso seppe ottimizzare la severità degli insegnamenti ricevuti da Giovanni Fattori, dal quale imparò le grandi doti di pazienza ed incontentabilità che lo portarono ad un continuo e costante miglioramento della sua arte. Proprio questo interessantissimo dipinto, intitolato , ci racconta come, obbedendo al generale impulso di espandere la giovanile esuberanza d’animo, anche Panerai cominciò a dedicarsi con frequenza alla tematica militare, condividendo, in questo modo, il pensiero artistico del suo grande maestro livornese. Sentendosi, comunque, sufficientemente padrone di se stesso, ben presto seppe conferire al suo fare una chiara interpretazione personale, oltretutto priva di qualsiasi imposizione o preoccupazione che potesse venire dalla “macchia”. I suoi dipinti militari, infatti, rimasero sempre attenti ad una rappresentazione sia illustrativa che aneddotica, di conseguenza, tendente a degenerare in un romantico e patriottico sentimento; tutto ciò proprio a favore di una appassionata osservazione del vero, dove la vita quotidiana del soldato viene fissata con umanità, senza essere però priva di una certa arguzia. “... i soldati entrano nel paesaggio lungo le strade, nei campi gialli di covoni, o nelle selve e vi si legano con il grottesco appannaggio dello zaino affardellato, del pesante fucile, con le ingombranti uniformi di panno azzurro, un po’ irrazionali e ornate di lustri bottoni e di fibbie... e con loro gli inseparabili cavalli...”. E. Motta
