Sala Paolo
Milano, 1859 - Milano, 1924
"Oxford Street, Londra"
Acquarello su carta, cm 36.5x26
Firmato e locato in basso a sinistra: "P. Sala, London".
Databile: 1880/'85
Di questa strada londinese Paolo Sala coglie l’intensa animazione di una giornata invernale contraddistinta dal viavai dei passanti e delle carrozze trainati da cavalli sullo sfondo delle quinte prospettiche dei palazzi, con le loro insegne per la reclame degli esercizi ospitati. La celebre strada era stata oggetto delle indagini pittoriche di Sala fin dal primo soggiorno effettuato a Londra, alla metà degli anni Ottanta, insieme ad altri “luoghi topici” del turismo cittadino come Fleet Street, Trafalgar Square, Hyde Park: tra le sette vedute ad olio della capitale inglese presentate all’Esposizione di Brera del 1886 una era dedicata proprio a Oxford Street. Al tratto calligrafico e all’uso lieve dell’acquarello che contraddistinguono altre vedute urbane eseguite dall’artista ancora fino alla metà circa dell’ultimo decennio del secolo si sostituisce qui una stesura più ampia e sommaria, dove i tanti dettagli narrativi vanno ad annullarsi in una suggestiva visione impressionistica, quinta essenza del ritmo di vita di una città moderna. Sala recupera dalla lezione di Mosè Bianchi i toni ora nervosi e guizzanti, ora vaporosi ed evanescenti, che connotano la scena mostrando al contempo un uso più evoluto e complesso della tecnica dell’acquarello, fluido e vibrante nella resa del movimento, denso e corposo nella penombra prospettica. Sergio Rebora L’elevata qualità di questo dipinto all’acquarello, conferma ancora una volta, la magistrale abilità di Paolo Sala nella resa della “veduta urbana”, dove l’immagine sembrerebbe nascere più dalla suggestione della memoria, che da una rappresentazione documentaria, cui va ad aggiungersi il fascino della struggente nostalgia di un’esperienza indimenticabile. Balza evidente la consumata maestria di questo grande artista nel trasmettere affascinanti informazioni di una città, individuata nelle sue specifiche condizioni storiche, ma al tempo stesso restituita nelle sue irripetibili caratteristiche climatiche ed ambientali; non solo, ma Paolo Sala non rinuncia neppure ad introdurre nella sua opera il grande tema di una città moderna, quale era già allora Londra, avendo cura di rispondere alle precise esigenze di una considerevole parte del pubblico inglese, alquanto colto; pubblico interessato, non solo alla documentazione riconoscibile dell’attualità londinese, ma anche ad un linguaggio pittorico, fresco ed immediato, ma anche in grado di sapersi ricollegare alla tradizione paesaggistica nazionale: fatta dalle atmosfere grigie di John Constable o dalle suggestive evanescenze di William Turner. Egli appare dunque impegnato a celebrare, da un lato gli attributi più convenzionali dell’immagine corrente di Londra, ripercorrendo proprio uno degli itinerari classici del percorso turistico; esaltandone, oltretutto, una dimensione fantastica, in cui le velate luci londinesi riescono ad avvolgere gli edifici della città, e dove le stesse presenze umane che popolano gli itinerari di rito, vanno progressivamente sfumando. Sala, sembra, dunque, adottare nella sua concezione della veduta urbana, una sorta di prospettiva bipolare. Nella trattazione poi del cosiddetto “contrasto vicino–lontano”, l’artista riesce ad avvalersi di una messa a fuoco “fotografica” delle immagini in primo piano, quelle che riflettono magistralmente il traffico e l’affollamento della grande città industriale, per poi contrapporla ad una progressiva dispersione “lirica” della stessa visione urbana. Sullo sfondo, la rappresentazione diventa suggestiva in quanto rivestita dalla classica leggera nebbiolina londinese che sa conferire un affascinante velo di poesia, capace di coinvolgere persino gli imponenti edifici vittoriani che sfumano in un cielo pallido, dove tutto sembra magicamente fermo e sospeso in un’atmosfera quasi irreale, intrisa di una struggente malinconia. E. Motta
